Oronaye ed Odissea entrambe iniziano con O : 😰😱
Partirono giovani(quasi) e forti (insomma): Kamel, Mauro Galliano, Heros e Severo, pensavano di chiudere il giro come di consueto nella prima/metà pomeriggio, avevano individuato la birreria, passandoci davanti una bellissima mattina di fine Agosto, appena dopo partiti da Acceglio; invece, quando 4 uomini (o presunti tali) emaciati, sono riapparsi mentre i rintocchi vespertini della chiesa Acceglio scandiva le 6 di sera, la popolazione muta con gli occhi bassi, non osava alzare gli occhi su di loro.
Ma riavvolgiamo il nastro, considerata la trasferta in auto, di oltre 2 ore, la puntualità (l’ora convenuta era 8.30) dei 4 moschettieri è commovente, la prima pedalata è stata data, alle 8.29.
I 4 però non sapevano che l’avventura che li aspettava sarebbe stata più vicina all’impresa di Omerica memoria, visto che un film controverso che ho visto di recente, ha avuto il merito di riportare alla ribalta un personaggio progenitore di tutti coloro che si vanno a cercare rogne: Odisseo o Ulisse che dir si voglia, ebbene questi 4 a pieno titolo da ora possono fregiarsi del titolo di figli di Ulisse.
La prima parte della salita è su asfalto, passando in mezzo alle ultime ed incantevoli frazioni, mentre ci alziamo di livello sulla parte destra orografica della splendida vallata, all’inizio tutto è molto bucolico, mentre i severi profili dolomitici si rivelano piano piano ai nostri occhi sorridenti ed ignari, del tributo di sudore e sangue, che ci verrà richiesto.
Arrivati alle sorgenti Pausa, non possiamo esimerci a fermarci come suggerisce il nome, ne approfittiamo per conversare con 2 escursionisti a piedi, che conoscevano bene quei paraggi, quando Fabrizio comincia a declamare “Passo della Cavalla”, “Monte Scaletta” un misto di stupore ed incredulità si dipinge sul volto dei nostri interlocutori.
Cominciamo a capire che la nostra birra che come una magnifica carota, davanti ai nostri occhi, potrebbe allontanarsi.
Dopo un passaggio a vuoto sull’itinerario, che ci costringono a tornare un pezzo indietro e regalare metri preziosi sull’altare del dio del dislivello, cominciamo ad alternare il nostro incedere, con pezzi pedalati sia pure con difficoltà anche con l’assistenza, con tratti da “spintage” o “walk”.
Il passo della Cavalla a circa 2500 mt di altitudine, lo raggiungiamo dopo esserci presi zoccolate in più o meno metaforiche nelle parti nobili, con gli ultimi metri che fanno sembrare banali, lo spintage classico, visto che dobbiamo affrontare dei passaggi che considerato che abbiamo le bici al seguito sarebbe stata gradita una corda che naturalmente non abbiamo.
Il nostro ottimismo però è ancora vivo e vegeto, e ci illudiamo che: “si ci sarà ancora della salita ma il difficile ormai è alle spalle” mai pensiero fu più sbagliato, come Ulisse e compagni pensano che liberatosi di Polifemo, Itaca/Acceglio fosse raggiungibile senza più grossa fatica.
La vista bucolica del lago Oronaye prima, e quello di Roburent poi, ci fanno illudere che il collega del dio Poseidone (che era incazzato con Ulisse), che si occupa di montagna (forse noi abbiamo titillato Zeus in persona🤯 ), si fosse placato e ci lasciasse veleggiare placidamente verso la nostra Itaca.
La realtà si rivela con inaudita crudezza, quando dopo il lago di Roburent, la traccia punta verso una parete alla nostra sinistra, rispetto alla direzione dal quale arriviamo, estremamente ripida ed anche piuttosto alta su di noi, che capiamo, sia pure profonda costernazione, che dobbiamo superare.
Li per lì, la doccia fredda è forse anche peggiore, di quella subita dai compagni di Ulisse, dopo essere tramutati in porci da Circe, visto che avere 4 zampe fino al passo Scaletta, ci avrebbe anche fatto comodo.
Per un fatto inspiegabile con un sentimento in bilico fra tenacia e disperazione (con una declinazione sullo scoglionamento), prima Heros (che giustamente si prende una meritata rivincita del minor peso, del suo agile destriero muscolare, visto che la pendenza non ci permetteva neanche l’uso del “walk”), e poi via via tutti e 4 raggiungiamo il passo Scaletta, mentre le marmotte si rifugiavano nelle tane atterrite, dalle terribili parolacce che a cominciare da Fabri si sentivano eccheggiare.
Dal colle terribile finalmente domato, si rimane ancora un po' in quota, ma finalmente comincia la lunga e definitiva discesa verso Itaca.
La discesa è decisamente molto tecnica e non priva di insidie, ed Heros il più passionale dei 4 decide di farsi una limonata con una roccia, anche perché sempre riferendosi all’Odissea loro avranno patito, ma qualche donna almeno l’hanno vista, però questa roccia non era esattamente come Calipso, per cui (come da prove fotografiche) la mentoniera di Heros riporta i segni di questo amplesso.
Alla fine Ulisse e i nostri eroi tornano su Itaca, adesso possiamo riguardare con più contezza, la fatica di Facavia su Youtube, a noi Laslandè, Christofer Nolan ci fa una pippa.😅😜
Seve Assietta